Thomas Beatie oggi è un uomo
incinto, un transessuale dell’Oregon che ha deciso di mantenere tutti gli
organi femminile per la riproduzione e che oggi, grazie alla banca del seme
stanno permettendo a Thomas e alla sua compagna Nancy di avere un bambino.
Certe situazioni di vita sono così complesse che se non vengono viste in
un’ottica più generale risulterebbero incomprensibili. Anzi, risultanoincomprensibili
ai più. Credo anche a parte del mondo omosessuale.Figurarsi nella loro
situazione, nella quale molti amici della ragazza nonsanno che il fidanzato era
una donna e che già mostra forme decisamente
sospette al limite dell’incredibile.Il concetto di genere, di maternità anche,
non trova facile collocazione
nelle menti strutturate di chi vede la famiglia e la sessualità in un modosolo.
Se invece si riesce ad andare oltre tutto questo, si trova il grande desiderio
di portare alla luce una nuova vita.Sul caso di Thomas Beatie interviene il
Vaticano (poteva essere diversamente?). Il cardinal Javier Lozano Barragán,
presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (una sorta di
ministero
della salute, per capirci), commenta l’accaduto con parole della piùschietta
tradizione vaticana.
Eccole di seguito:
Non si può cambiare l’uomo in donna e viceversa. L’essere transessualenon va
d’accordo con la morale cattolica e cristiana. È anzi contro lanatura umana.
L’identità umana è uomo o donna, ma niente di intermedio.
Una cosa è la biologia, una è la morale. Secondo la biologia se questa persona
era donna, è rimasta donna e a livello biologico può anche rimanere incinta e
procreare. La natura segue il suo corso, indipendentemente dalle decisioni
culturali. Questa persona ha adottato abitudini di un uomo, ma fisicamente è
rimasto donna.
Quello che ci preoccupa è la morale. E non si può cambiare il sessodell’uno e
dell’altro. È contro la natura umana e l’identità umana è o uomo o donna, ma
niente di intermedio.
Uno splendido video di Paola Cortellesi da diffondere come un virus salutare
Paola Cortellesi è una grande: lo testimonia, tra l'altro, l'enorme successo di Gli ultimi saranno gli ultimi in tanti teatri italiani:il monologo disperato di una donna che non è stata licenziata -
dal momento che ormai ci sono modi più raffinatamente ipocriti per
esprimere lo stesso concetto - semplicemente non le hanno rinnovato il
contratto a termine.
Paola Cortellesi ha ottenuto, grazie a
questo spettacolo, numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Eti - Gli
Olimpici del Teatro come 'migliore interprete di monologo'; il Premio
della Critica ed il Premio Anima.
Insieme alla Banda Osiris
avrebbe dovuto "suonargliele" al papa durante la visita alla Sapienza
di Roma; poi sappiamo come è andata.
Sarà forse sull'onda di quella vicenda vergognosa che Paola ha recentemente realizzato per la trasmissione di Serena Dandini Parla con me uno
splendido e ironico video sulla laicità che vi invitiamo a diffondere
il più possibile come antidoto all'intolleranza; lo dedichiamo ai
coraggiosi docenti della sapienza e a chi come loro sa bene che sulla
laicità si gioca una partita in cui ciascuna/o deve fare la propria
parte.
Riconoscimenti allo splendido documentario "Freeheld" sulla battaglia per i diritti di due lesbiche nell'esercito, all'interprete della biografia della lesbica Edith Piaf 'La vie en rose' e alla grande icona gay, l'attrice lesbica Tilda Swinton
A sorpresa sia l'Italia che il cinema a tematica lgbt escono
onorevolmente dalla kermesse dei premi Oscar 2008, i premi più attesi e
più seguiti in tutto il mondo. La cerimonia che si è svolta ieri sera
al Kodak Theatre di Los Angeles, preparata in fretta perchè fino
all'ultimo messa in forse dallo sciopero degli sceneggiatori
(conclusosi pochi giorni fa) ha avuto un momento di altissima
commozione quando sono stati ricordati e sono apparse sullo schermo le
immagini dei personaggi scomparsi durante lo scorso anno, in
particolare grandi applausi e pubblico in piedi per Heath Ledger, Michelangelo Antonioni e Ingmar Bergman.
L'Italia ha portato a casa due statuette importanti, quella di Dario Marianelli, autore della colonna sonora di Espiazione; e quella della coppia Dante Ferretti-Francesca Lo Schiavo, creatori delle scenografie del musical Sweeney Todd, diretto da Tim Burton.
Il
cinema lgbt, viste le scarse candidature (quasi assenti in tutti gli
altri premi, dal Golden Globe agli Spirits Award del cinema
indipendente), porta a casa l'Oscar per l'unica candidatura presente di
un'opera a completa tematica omo, il documentario corto "Freeheld" di Cynthia Wade e Vanessa Roth.
Il
film racconta le vicissitudini del "Tenente Laurel Hester che sta
morendo di un cancro ai polmoni. Le rimangono ancora solo sei mesi di
vita.Tutto quello che lei desidera è lasciare la sua pensione alla
compagna della sua vita, Stacie Andree, in modo che essa possa
continuare a vivere nella casa che hanno comperato insieme, riscattando
la sua metà. Ma la risposta che viene data a Laurel è negativa: esse
non sono marito e moglie. Dopo avere speso una vita intera a combattere
per la giustizia, Laurel, una poliziotta veterana del New Jersey, vuole
combattere ancora un'ultima battaglia per la giustizia. Articolato e
pungente, questo drammatico documentario è la cronaca dell'amara
battaglia di una donna poliziotto per aiutare l'amore della sua vita.
La regista ha detto che "Laurel e Stacie hanno creduto che la loro
storia personale potesse essere d'aiuto a tante altre coppie come loro"
e per questo sono state contente di fare questo film." Il film è stato
anche l'unico cortometraggio premiato al Sundance 2007.
Il presidente della GLAAD Neil G. Giuliano
ha dichiarato in merito a questo premio che «"Siamo entusiatsi che
questo splendido film, che ha la forza di cambiare i cuori e la mente
delle persone sul problema dell'imparzialità riguardo le coppie gay e
lesbiche, sia stato onorato dai membri dell'Academy che meritano un
nostro convinto "bravo"»
Un'altro premio, altrettanto importante, è andato alla protagonista di 'La vie en rose'
Marion Cotilard, premiata come miglior attrice protagonista, che ha
interpretato con grande intensità la vita della cantante lesbica Edith
Piaf. Di questo film, presentato come film di apertura alla Berlinale
2007, Maurizio Cadona scriveva sulle pagine de Il Giornale che "... A
quarantatré anni dalla morte della Piaf, più che la sua voce, è il
potere della lobby lesbica a farla riproporre da questo film
compilativo ma dignitoso, girato con vasti mezzi e che ha ottenuto la
prima vetrina del grosso festival più gayo che ci sia...". Il film ha
ricevuto anche l'Oscar per il Miglior makeup assegnato a Didier
Lavergne e Jan Archibald.
Altra grande soddisfazione della "lobby" lesbica è senz'altro la premiazione di Tilda Swinton
come miglior attrice non protagonista per il film 'Michael Clayton'. Il
film non è gayo ma la Swinton, lesbica dichiarata e attivista del
movimento lgbt, è forse l'icona gay più popolare e riconosciuta in
tutto il mondo. Attualmente sta raccogliendo premi in molti festival
lgbt per il film "Derek"
sul grande regista Derek Jarman, suo amico nella vita e ora sua erede
intellettuale (insieme ad altri giovani artisti del cinema queer).
Qui sotto una immagine delle protagoniste del documentario "Freeheld"
Tutti vorremmo essere liberi, ho almeno piu' liberi di quanto sospettiamo di essere.
in effetti nessuno lo è, o quasi. forse solo gli animali lo sono.
gli animali sono solo istinto. non hanno limiti, come li abbiamo noi umani: cultura, religione, società, conoscenza, coscienza.
e noi che facciamo?
limitiamo la loro libertà, li costringiamo a stare nelle nostre case e cerchiamo di farli obbedire ai nostri desideri/voleri. tentiamo a tutti costi di umanizzarli. di limitarli. di controllarli. non escludiamo nessuno: cani, gatti, cavalli, tigri, rane, scimmie, topi ...
per l'uomo è importante il controllo sopratutto quando si parla dei suoi simili.
perchè la "troppa libertà" fa paura.
chi sfugge alle regole (stato/religione/etica/morale/patriarcato) va punito con il CONTROLLO.
E giu' contro anarchici, gay, lesbiche, trans* (gender), donne troppo "libere" (in pensiero e azione), e tutti quelli che non sono succubi del PENSIERO UNICO.
E allora tutti in arresto, chiusura dei centri sociali (vedi gli sgombri recenti in italia e in olanda), lezioni esemplari (g8 - 2001), chiusura dei locali scomodi (vedi il Degrado a Roma)... e via cosi...
Tubaè un luogo dedicato all'immaginario delle donne:
alle loro parole e ai loro desideri, ai loro corpi gioiosi, alla loro
forza politica.
Tuba è molte cose in una: libreria delle donne,
bazar erotico, spazio espositivo. Prende forma in relazione alle donne
che la attraversano – e nel farsi luogo di incontro vuole dare
visibilità alle produzioni di donne che contrastano le abitudini, le
discriminazioni, l'oggettivazione, lo sfruttamento.
Abbiamo
costruito Tuba su un'idea di erotismo quale piacere profondo di ciò che
si è e si fa, come forza rivendicativa in ogni nostro agire. Un
erotismo liberato dalle mura della camera da letto, dalla coppia, dalla
claustrofobia del buio e inteso piuttosto come esplorazione del sé,
come godimento condiviso e diffuso nel nostro vivere quotidiano.
Tuba inaugura domenica 18 novembre con la mostra "corpi esclamati!" del gruppo di fotografe Gerdaphoto.
Il cortometraggio fantascientifico di Catherine Crouch
"The Gendercator" è stato quest'anno al centro delle polemiche di
Frameline, il festival di cinema lesbico e gay di San Francisco. Il
film è stato respinto dal
festival con l'accusa di "transfobia", e la regista ha sostenuto il
26 ottobre scorso un incontro all'auditorium del LGBT Community Center,
cui hanno partecipato oltre 150 persone, per confrontarsi con questa
accusa. "Il film è una fiction e sono felice di esserne responsabile",
ha detto Crouch. La trama, sviluppata in 20 minuti, è un incubo di una
lesbica butch degli anni Settanta che si addormenta svegliandosi in un
futuro in cui i conservatori religiosi hanno messo fuori legge
l'omosessualità e costringono le donne che hanno una visibilità non
"femminile" alla transizione chirurgica di genere per diventare maschi.
"La mia paura è quella della binarietà del genere sessuale e della
destra religiosa che prevalgono sulle culture in tutto il mondo. Loro
vorrebbero sterminarci e io mi sono chiesta come l'avrebbero fatto. Lo
stanno già facendo, in alcuni paesi" - ha spiegato Crouch, riferendosi
ai gay iraniani che si sottopongono alla chirurgia per diventare donne,
allo scopo di sfuggire all'assassinio in quanto omosessuali. Ha
aggiunto di aver fatto il film per elaborare i propri problemi nel
vedere ragazze che rifiutano il termine 'lesbica' e preferiscono vivere
come trans-uomini. "Ho girato il film perché ho visto che parecchie
donne lesbiche - davvero tante nella comunità lesbica - non si
identificano come donna o non vogliono più essere percepite come donne.
Mi sono chiesta perché questo sta avvenendo cosi' rapidamente. Nel
passato c'erano transessuali in tutta la comunità, ma ora non si vedono
tante transizioni da maschio a femmina". Crouch ha affermato che questa
inversione di tendenza per lei è disturbante, in quanto le sembra che
le donne che diventano FtM non lo facciano veramente sulla base dei
propri desideri, ma per rispondere alle pressioni sociali. "Mi
preoccupa il fatto che questo possa venire dall'esterno. E' difficile
essere una donna e una lesbica. Sono anche molto preoccupata per il
fatto che le donne eterosessuali usano la chirurgia correttiva, anche
se questo non c'è nel film". Durante il dibattito il transgender
Jameson Green, autore del libro "Becoming a Visible Man", ha concordato
sul fatto che la misoginia è un serio problema culturale, ma ha anche
detto che gli FtM hanno il diritto di decidere di sottoporsi alle
procedure chirurgiche, se lo desiderano. "Si tratta più di autonomia
personale e di soddisfazione, essenzialmente. Noi come uomini trans
abbiamo la responsabilità di creare una nuova mascolinità che sia
rispettosa della femminilità". Green ha sostenuto che le paure della
regista sono infondate, e che non c'è niente da temere dalle variazioni
di genere.
La decisione - senza precedenti - di cancellare il film dal festival ha
fatto arrabbiare molte lesbiche per quello che hanno considerato
una censura, e a grande richiesta è stata organizzata una proiezione al
LGBT Community Center, seguita da questo dibattito, al quale hanno
preso parte sia chi difende Couch che chi l'accusa. La regista Mary
Guzman ha detto di essersi "spaventata" quando il film è stato espulso
dal festival. Al contrario, la storica transgender Susan Stryker ha
detto di essere favorevole all'espulsione del film dal festival
Frameline perché lo trova transfobico, e che, se lo avessero
proiettato, gli organizzatori avrebbero dovuto farlo in un contesto nel
quale le persone transgender avessero potuto reagire e rispondere. La
programmatrice di Frameline Jennifer Morris ha precisato che il
festival non aveva avuto il tempo di organizzare un dibattito, ma che
quando il Centro LGBT ha chiesto loro di partecipare alla discussione,
tutti sono stati d'accordo nel sostenere l'evento. Jameson Green si è
dichiarato in sintonia con la decisione di Frameline, affermando che il
film esprime le paure che molte persone hanno rispetto alla comunità
transgender, paure che si riflettono nell'attuale polemica
sull'inclusione dell'identità di genere nella legge federale
anti-discriminazione. "Gli artisti hanno il diritto di dire ciò
che vogliono dire e di provocare dialogo" - ha detto - "Tuttavia le
gente potrebbe misinterpretare i segmenti di futuro del film e credere
che le persone transgender siano pericolose". Stryker ha ripreso
quest'ultima osservazione: "Il film trasmette il messaggio che i
transgender non facciano parte della comunità lgb, come è accaduto con
questa legge, l'ENDA. Rispetto agli ultimi due anni, nei quali le
persone transgender hanno ottenuto diritti, ora assistiamo ad un
ritorno indietro". Elijah, un queer trans di San Francisco che non ha
voluto dire il suo cognome, ha detto di essere venuto al dibattito per
vedere il film in sé e per potersi confrontare direttamente con Crouch.
Ha detto di aver trovato il film "una rappresentazione davvero
transfobica", basata su "un punto di vista del genere sessuale da
seconda ondata femminista". Ha aggiunto: "E' veramente raro che
qualcosa di controverso, specialmente nella comunità queer, venga
discusso pubblicamente nella comunità stessa e con la persona che ha
cominciato la controversia". Anche la regista Jenni Olson, che ha
presentato la proiezione e poi il dibattito, ha ringraziato Couch
per essere venuta a San Francisco per discutere del suo film, ma l'ha
duramente criticata per la sua affermazione che la transizione da
femmina a maschio sia una reazione alle pressioni sociali e un modo di
conformarsi agli stereotipi basati sul genere sessuale: "E' veramente
insultante affermare che scegliere una identità trans sia una reazione
sbagliata a quella pressione". Crouch ha risposto che non ha rimpianti
rispetto alla realizzazione del film e che le critiche non la
tratterranno dal realizzarne altri, persino più controversi,
sull'argomento del genere
sessuale.
La proiezione del film, prima del dibattito, era stata funestata da
inconvenienti tecnici. Prima la versione dvd del film ha perso il
sonoro, mentre tra il pubblico qualcuna urlava che "di nuovo c'è la
censura". Dopo
aver pulito il disco e averlo reinserito, durante le parti più
controverse il sonoro è ancora scomparso. Alla fine del film la
regista, scandalizzata, è venuta sul palcoscenico per chiedere che
fosse riproiettato in un modo comprensibile. "Quello che è accaduto è
veramente incredibile", ha detto. Un proseguimento della discussione è
stato annunciato per l'11 novembre, alla Biblioteca Pubblica di San
Francisco.
You ain't got the right tellin' me i'm uptight
And i'm not obligated to give in 'cuz you're frustrated
No, my revenge is death, 'cuz you deserve the best
And i'm not turned on by your masculinity
Dead men don't rape
I don't have pity not a single tear
For those who get joy from a woman's fear
I'd rather get a gun and just blow you away
Then you'll learn first hand
Dead men don't rape
You're getting sucked into society's sickest
Don't go out alone you might get raped
But not by a dead man 'cuz
Dead men don't rape
You ain't got the right tellin' me i'm uptight
Dead men don't rape
Lost Luna è un progetto "solo" portato avanti dal 1998 da Nina, che dopo vari tentativi di collaborazione con altre band, ha deciso di suonare e scrivere le sue canzoni in proprio. Cosi è nata Lost Luna, che come definisce la stessa Nina, è una one-grrrl-noise band. Nina però è un artista molto attiva anche in altri campi---> ha messo su una sua etichetta D.i.Y., la Echo records, mantiene un sito su un collettivo queer/femminista, un altro sulle "riot girrrl from belgium" e produce fanzine e fumetti.... tutto d.i.y. ovviamente! Da qualche tempo suona nelle D-Konstruxie, una girl band, le cui canzoni parlano di vivisezione, (trans)gender, anarchia, femminismo, ecologia ecc...
Fucking Barbies:Un nucleo
di giovanissime ragazze che è difficile
da definire in termini tradizionali.
In un certo senso è un gruppo ‘transemusicale’.
Ma non solo. Potrebbero anche
essere scambiate per femministe:
ma, ne sono sicuro, le prime cose che
avvengono sul palco farebbero impallidire
di incomprensione qualsiasi femminista ben
strutturata. Esse rappresentano e praticano
una delle possibili forme della politicainstabile. Sono ‘femministe-cyborg’
(Haraway 1995). Il computer è uno strumento
musicale come una scatenata batteria e due
chitarre elettriche. Le voci alternate – non
esiste infatti nessuna voce solista – giocano
ironiche e distruttive con tutti i codici al
‘femminile’. Trionfa l’artificiale più sporco,
la citazione più kitsch, lo stereotipo più
plastificato. Poi – improvvisamente, senza un
crescendo,ma per fratture – il gioco si fa
duro: una esplosione di violenza musicale,
testuale, corporale. Tutto si muove su codici
doppi, tripli, su complessi livelli
metacomunicativi. Il senso si sposta di
continuo lungo il suo significante instabile e
mobile. I loro corpi-barbies appaiono come
uno scenario ‘panoramatico’, come
bodyscape: una forma complessa e plurale di
codici che sfidano la comprensibilità e che
transitano instabili lungo sempre più incerte
linee di separazione tra corpi e stoffe, tra pelli
e plastiche, tra musicale e visuale.
Pop e trash. Il loro linguaggio decostruito
significa: ora vi vomitiamo addosso quello che avreste voluto che fossimo e che, per un
attimo, vi abbiamo fatto credere che saremmo
potute diventare. Perché non ci facciamo
giocare da loro: ma siamo noi che vi
giochiamo.
Lockpickingovvero l'arte dello scasso! Di lockpicking se ne sente parlare ai raduni di hacking,
quelle sessioni paradiso dei nerd ove è possibile apprendere o
praticare svariati metodi per scoprire il funzionamento delle cose. Per alcuni la passione per il LockPicking nasce dal testare l’efficacia delle serrature appena acquistate, per altri è solo un "innocente passatempo"... Ma per chi vuole appassionarsi a quest' arte, vediamo quali risorse troviamo in rete:
Gli strumenti a disposizione sono estremamente
numerosi e spaziano da semplici ganci di metallo lavorato fino a
complessi marchingegni che richiedono un buon grado di perizia e
pratica; uno dei più interessanti e versatili è di certo la bump key,
una chiave non sagomata, quindi vergine, che tramite la sua particolare
dentellatura e l’uso di un martelletto, permette di spostare i pin di
serraggio e farli uscire dalla sede del blocco della serratura, senza
ovviamente danneggiarla. Per quanto riguarda la fornitura degli attrezzi ecco il sito leader: Shop.Multipick-Service
E' sicuramente un passatempo divertente ma anche se iltrasporto e la detenzione degli strumenti atti allo scasso in italia non è illegale ATTENZIONE!
Nella scena berlinese dei primi anni '90 gli
Atari Teenage Riot apparvero con un'irruenza pari
alla deflagrazione di un ordigno; formati da Alec
Empire e Hanin Elias proponevano una fusione delle
scorie post-punk con l'elettronica, entrando a
far parte di quella cerchia di artisti la cui
musica venne definita Digital Hardcore.
Alle soglie di una Germania nuovamente unificata
e pacificata - così doveva essere, secondo i piani
- il loro attacco al neonazismo della nuova classe
dirigente era un vero e proprio pugno allo stomaco.
Sono passati dieci e più anni, gli Atari Teenage
Riot non esistono più, Alec e Hanin si sono divisi
e procedono ognuno per la propria strada. Ma senza
alcun desiderio di cancellare dalla memoria quell'esperienza
musicale ed umana.
Hanin Elias, dopo aver fondato nel 1998 l'etichetta
Fatal, nella quale far confluire femminismo, socialismo
e sociologia, ha dato alle stampe due album da
solista: il primo, "In Flames", è servito per
accennare le coordinate del proprio stile musicale,
e poi "No Games No Fun" per centrare in pieno
il bersaglio.
Fight Together è un vero e proprio inno femminista, dove Hanin incita le ragazze a restare unite e a mettere da parte la competizione per unirsi nella lotta al sessismo.
Hanin dice...[Il pezzo è nato da cattive esperienze personali con altre donne della scena musicale. Ho sempre sognato di creare musica con altre ragazze, ma ogni volta che ci provo, si trasforma in una specie di competizione. Dopo un po diventa una cosa chemi dà frustrazione, e ritorno a lavorare con gli uomini, almeno sono più facili da maneggiare, per me... Trovo le colleghe più gelose e competitive. Mi piaceva lavorare con Kathleen Hanna (Le Tigre). Io e Nic (Endo, ex Atari Teenage Riot), le avevamo dato dei beat, volevamo lavorare a unprogetto con lei e Johanna (Fateman, Le Tigre), ma poi non senè fatto niente. Credo sia per quella volta che abbiamo suonato allo stesso festival a Colonia. Io giravo con una pistola (ride, )... non una vera pistola, faceva solo bang bang, anche se lo faceva molto forte. Era soltanto per spaventare la gente per strada che mi dava fastidio, non sparava per davvero. Comunque, dovevamo suonare sotto uno striscione che diceva mini monsters. Penso che fosse offensivo nei confronti delle donne, e mi arrabbiai moltissimo. Dissi a Kathleen, Non credi che sia una merda quel coso?. Poi ho puntato la pistola contro questo tipo, dicendogli di togliere lo striscione altrimenti non avrei cantato. Dopo quest'episodio, Kathleen Hanna non mi ha più parlato...]
Fight Together
There's something that is on my mind all the time:
Is there unitity with me and you?
Is there anything that can be true - in this scene? What Do you mean?
Is it all about ego-shit and competition?
You against me - any kind of superstition?
Why do you look so uptight whenever I'm around?
Is it cause you wanna know what happens with my sound?
I don't want to be your enemy, can't you see?
There is so much more in this life - than kickin' me.
What is your problem - keep your territory clean? That's something dogs do - yeah I have seen…
I know that you're a girl and I am one.
I don't wanna take away your man...
Exist and Coexist - girls unite.
There's so much things, we have to fight!
Just come with me and we will see.
Don't put your energy in hurting me.
Don't talk about me behind my back -
it will come back at you in my next track.
What I really want is based power, and a goal in this scene - so we
have something to put mind on - altogether - forever - now - now or
never.
Just waiting for the next hip thing in town is not really worth going
out - it brings me down. The enemy is mainstream - can't you see? They
wanna keep us small
and divide us - then they pick someone - to split the scene - and build
'em up. That's the way it works - that's the way it works!
We could be strong, but they know, that we eat each other, and never
touch them - 'cause we're so busy fuckin' mother! Yeah, we're so busy
fuckin' mother.
Exist and Coexist, girls unite - stand together and fight - there's so
much things - we have to fight - be unite, just be with me and we will
see - come with me, don't
put your energy in hurting me, can't you see?
You ignore me, 'cause you thing I could take your place - everything
that girls do seems so competition-based - I don't accept this anymore
- not even with
myself. I don't accept this anymore - not even with myself. So fight together, fight together
Amy Kasio è un' artista queer friendly, fautrice degli uguali diritti per gente di tutte le etnie,
sessualità, genere (oltre il tradizionale ruolo uomo/donna), forma, dimensione.
Amy Kasio costruisce tutta la sua musica su una versione base di una tastiera casio e le sue performance vengono arricchite da proiezioni visuali.
Il Dumpster Diving ovvero "tuffo nella spazzatura" è un vero e proprio
movimento, una pratica sociale collettiva. Nelle
notti metropolitane i DD si ritrovano per frugare nella spazzatura
recuperando ciò che viene scartato da negozi di abbigliamento,
alimentari, ristoranti, software house, ecc., ma anche proponendo
intrusioni per frugare bidoni condominiali o esplorazioni dei cestini
di negozi e uffici. Teso tra pratiche di visibilizzazione dello
forme connesse allo spreco dela civiltà moderna - che coinvolgono anche
scuole e gruppi di cittadini in dimostrazioni - e forme di rifiuto
dell’acquisto e della riproduzione del consumo, il Dumpster Diving si
propone come una delle forme della moltitudine.
Tornano le quattro ragazze che hanno fatto del loro nome una bandiera
sessuale e musicale. Dopo un primo album che si è imposto
nella scena indie-electro con molto successo e riscontro di pubblico,
ci riprovano con questo secondo lavoro sempre in stile electro-clash
e con la stessa irriverenza. "We know you know" affina
quelle armi di seduzione che già abbiamo conosciuto in passato,
e lo fa sfruttando ritmiche ballabili e melodie ipnotiche, quasi
schizofreniche, e farcite di chitarre distorte ed effettate e di
sintetizzatori onnipresenti.
"Sisters in the struggle" apre il disco un po' in sordina
ma lo stile travolgente delle LOE appare in tutta la sua pazzia
già in "Sediction", per continuare in brani techno
come "Victoria's secret" o "Party time (a womyn's
luv)". Un rave party a cielo aperto quello che le Lesbian on
ecstasy vogliono incitare con questo disco ricco di collaborazioni
anche se forse poco note al pubblico che non segue questo tipo di
scena.
Dieci brani che continuano idealmente quel discorso lasciato in
sospeso con il primo album omonimo. Ancora una volta abbiamo imparato
a non aspettarci nulla di certo dalle LOE, che intendono stupirci
sempre con uno stile che sembra in continuo divenire.
Tracklist 1. Sisters in the struggle
2. Sedition
3. The cold touch of leather
4. Victoria's secret
5. We won't give it back
6. Party time (a womyn's luv)
7. Is this the way?
8. Alone in the madness
9. It's pratically freedom
10. Mortified
La notizia della fontana di trevi le cui acque sono state colorate di rosso è rimbalzata dappertutto e riportata da tutti i giornali. Ma chi è stato? Chi c'è dietro questa azione? Per la stampa del Pensiero Unico è stato un vandalo. E giù li, tutti i tiggì, a ricordarci come in passato altri atti vandalici hanno colpito i nostri monumenti. Ma dietro quell'atto c'era una rivendicazione; un volantino il cui contenuto nessuno a pensato bene di farci conoscere integralmente.
"Inizia così per noi futuristi un nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi, interpretando un rinnovamento totale»
"Oggi nasce con noi una nuova concezione violenta della vita e della storia, che esalta la battaglia a scapito della pace e disprezza voi leccaculodiartificiosipoteri, schiavi del mercato globale".
e si afferma l'intento di essere all'avanguardia e scontrarsi "contro tutto e contro tutti con spirito di lotta e sana violenza" ma soprattutto di fare "di questa società grigioborghese e mercatocentrica un trionfo di colore".
"Voi solo un tappeto rosso, noi una città intera color rosso vermiglio. Quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo questo è il Cinema di Roma. 15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa."
«Dare forza alla lotta contro gli scialacquamenti del regime, il precariato, l'usura, il mercimonio della bellezza, la falsità della legge, la provvisorietà della vita dei lavoratori, l'incertezza del domani e per la libertà dei popoli». Sull'altro lato lo slogan «Una macchia di colore vi tumulera». Ed ancora un cenno al precariato: «Noi precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori, stiamo arrivando con il vermiglio per colorare il vostro grigiore.» firmato "FTM Azione Futurista 2007 contro WALTER MAGNO PRIMO"
Ok, il linguaggio è di estrema destra (cosi come l'autore del gesto [Graziano Cecchini]), ma se anche è un azione che parte da destra come non essere d'accordo? Tutti in fondo avremmo voluto farlo! Certo avremmo voluto che tale azione fosse partita da sinistra, ma dovè finita l'azione dell' area antagonista di sinistra? Dovremmo rifletterci bene e anche... vergognarci!
Cercando in giro e in rete si possono trovare molte cose interessanti. Pubblicazioni DIY che meritano davvero di essere lette. Vorrei segnalarvi ad esempio la bella distro --> speeddemon, una queer zine davvero interessante (il loro sito, ancora in costruzione, lo trovate qui) .
la fanzine
del collettivo
anarco-femminista polacco, con articoli sull'effetto delle leggi
antiabortiste in polonia, diamanda galas, women on waves e tante
interviste. bilingue (inglese/polacco)
bitch & witch or holy
# 6
la fanzine riot grrrl di
sunshine, con articoli su: mutilazioni genitali, autodifesa, stupro,
aborto negli u.s.a. , donne immigrate e molto altro
Ed infine un altra bella risorsa è stranger/danger/distro sia per le distro interessanti ma anche per tutte le altre produzioni DIY.
Sadie Benning, inizia a realizzare video dall'età di 15 anni con una telecamera giocattolo una Pixel Video 2000 (la famosa telecamera di plastica che
prima di essere tolta dal mercato si poteva comprare per posta dalla Fisher Price in Ohio
per 45 $) che registrava immagini video bianco e nero "pixellate" su cassette audio standard. La maggiorparte dei suoi corti tratta le esperienze di
individuazione e di affinamento della sua identità lesbica.
Il suo lavoro è stato incluso due volte alla biennale del Whitney Museum.
Successivamente ha fatto parte de Le Tigre, una band femminista post-punk, i cui membri includono la
singer/guitarist Kathleen Hanna (ex-Bikini kill) e Johanna Fateman.
Per chi non lo conoscesse Free to Fight!>(autodifesa per donne e ragazze) e' undoppio LP o CD + un vero e proprio manuale antistupro.
Prodotto dalla CandyAss_Records questo progetto ha coinvolto 10 gruppi, piu' altre soliste che spaziano dal punk al reggae, dal rap al dub.
Free to Fight e' un mix di musica, arte, parole, storie e fumetti che rappresentano i tanti modi in cui una donna puo' proteggere il suo corpo, la sua mente, il suo cuore e la sua anima dalla società patriarcale.
Scaricare il booklet e ascoltare tutte le tracce dei cd.
Tornando a casa nostra.... potete invece scaricare L'autodifesa delle donne,
opuscolo copyleft ideato dal gruppo di donne Maistat@Zitt@(milano)
scarica l'opuscolo.
Giov/tues. 18 Ott./Oct. 2007 - 21:30 hrs Linux Club - Via Libetta 15 c (Ostienze Area- Piramide Subway Stop) gratis-free SICKFE/MALE
Xhibit: WOW!Man art exhibition Feat. Kyrahm F t M – Digital painting Lisa Niccolò Femminilità intrinseca – pittura su tela in acrilico. Valentina Luzi No title - Arte digitale /sperimentale Maria Cristina Mazzù Il mio momento – pittura materia The Male Eye: Infidel Rotten Divas - elaborazioni deformanti di icone femminili
Ven./Fri. 19 Ott./Oct. 2007 Locanda Atlantide - Via dei lucani 22 b (San Lorenzo Area - Termini Station Subway Stop) 6 eu. SUICIDEPHAG OFF FE/MALEEDITION
Sab/Sat. 20 Ott./Oct. 2007 - 21:30 Centro Sociale Occupato ed Autogestito FORTE PRENESTINO Via Delpino, Centocelle (Prenestina Area - tram 5 - 14 - 19 | bus 542 - Palmiro Togliatti Stop) in collaborazione con il Centro Sociale Forte Prenestino Sottoscrizione 5 euro.
SCREAMFE/MALE SCREAM
Panel Discussion: Your Clothes Your Body Your Rights Rilvolte di genere dalle sweatshop Warriors ai Playboy clubs Di Michele De Gregorio Storico del Movimento Operaio Americano
Photo Xhibit & Video Presentation: The best is yet to cum video fotografico, 4’, 2007, Roma progetto e fotografie: Claudia Pajewski montaggio: donye concepts: miss fatmen
Rassegna cinematografica: QUEERCYCLE Dal Bicycle Film Festival in collaborazione con Speed Demon.
Il ddl Luxuria e' debole a
partire dalla sua relazione introduttiva, dalla quale non
si deduce esattamente l'obiettivo, poiche' il testo pare
contraddire quello che sarebbe (o per lo meno dovrebbe
essere) l'obiettivo primario, ovvero consentire alle
persone trans di rettificare gli atti dello stato civile a
prescindere dall'intervento chirurgico di riassegnazione
dei genitali.
L'articolo 1 e' contraddittorio: laddove infatti si dice
che la persona "transgenere" e' quella in cui siano assenti
patologie psichiatriche che determinino l'incapacita' di
intendere e di volere, al comma 2(a) la stessa persona
transgenere e' definita sulla base di una condizione
psichiatrica, come indicato nel comma 2(b).
Nemmeno la legge 164, che e' stata criticata per aver
indotto ad una eccessiva medicalizzazione, aveva, quanto
meno nel testo, adottato una definizione psichiatrica delle
persone trans.
L'articolo 5 definisce una Commissione nazionale che pare
essere una istituzione dalle competenze poco chiare, se non
di natura burocratica (nomina dei presidenti delle
Commissioni regionali).
Le competenze sostanziali sono attribuite alle commissioni
regionali alle quali sono attribuite tutte le funzioni
sulla determinazione delle fasi dell'iter di transizione.
Non sono chiare le modalita' di funzionamento delle
commissioni regionali: la legge stabilisce soltanto che
ogni persona in fase di transizione dovrebbe rivolgersi
presso la Commissione con sede nel capoluogo di regione di
residenza per ogni aspetto della fase di transizione che
comporti interventi chirurgici o terapie mediche (anziche'
facilitare la decentralizzazione dell'assistenza sanitaria,
quanto meno per quanto riguarda la prescrizione delle
terapie ormonali).
Il comma 2 e' particolarmente anomalo: fa riferimento a due
interventi di chirurgia, di cui uno, la rinoplastica, di
indiscutibile natura estetica non connesso al genere (il
naso non costituisce un carattere sessuale secondario),
mentre non menziona una serie di interventi ben piu'
importanti (una nota anedottica: e' curioso che il ddl
indichi specificamente i due interventi chirurgici a cui la
prima firmataria del ddl si e' sottoposta).
L'articolo 7 disciplina la rettificazione degli atti dello
stato civile in forza di sentenza del giudice di pace. La
legge non chiarisce le modalita' della decisione, non
specifica se il giudice possa o debba disporre la perizia
e, soprattutto, non determina se la rettificazione possa
essere effettuata indipendentemente dalla riassegnazione
chirurgica dei genitali.
In altri termini non chiarisce un punto centrale su cui la
legge 164 era ambigua ed aveva indotto ad una
interpretazione restrittiva della stessa.
Questo ddl e' ugualmente ambiguo ed anzi, parrebbe
propendere per una lettura opposta: paradossalmente i
giudici, cui spetta la decisione ultima in materia di
rettificazione, potrebbero riferirsi alla giurisprudenza
consolidata per mantenere lo status quo.
Non e' inoltre chiaro quale sia il ruolo del certificato di
pieno riconoscimento di genere ed i criteri per il suo
rilascio se la decisione della rettificazione degli atti
dello stato civile e' delegata al giudice.
Su questo aspetto la legge e' assolutamente confusa.
L'articolo 8 e' anomalo: la rettificazione di cui
all'articolo 7 e' di per se' la rettificazione del genere.
Il significato del comma 1 dell'articolo 8 e' pertanto
incomprensibile, salvo lasciar intendere che la sentenza di
rettificazione non determinerebbe anche il nuovo nome
(sarebbe apparentemente necessario un secondo procedimento
amministrativo, da stabilirsi ai sensi del comma 2,
inducendo ad un procedimento in due fasi, che e' stato
duramente avversato nei 25 anni di applicazione della legge
164).
L'articolo 12 introduce un'altro elemento regressivo
rispetto alla pratica attuale: laddove infatti molte
persone trans si sono battute per evitare lo scioglimento
ex officio, per affermare un principio importante di
autodeterminazione per cui comunque l'iniziativa dello
scioglimento, ancorche' obbligatorio, debba essere assunta
dalla parte interessata, la scelta della parola "produrre"
pare indicare l'opposto.
Se gli articoli 15-19 e 21 paiono superflui, l'articolo 22
pone problemi significativi, e non risolve il problema
delle persone trans nella fase di transizione: laddove
infatti, sarebbe opportuno prevedere la rettificazione
degli atti dello stato civile nella fase di transizione
proprio per evitare che l'identita' di genere della persona
sia costantemente esibita, la legge prevede che la persona
debba esibire la propria "tessera di transizione" per avere
diritto al riconoscimento della propria identita'.
Cio' parrebbe comportare altresi che la persona che non si
sottoponga ad intervento di riassegnazione (che a quanto
pare e' l'elemento che determina la possibilita' di
rettificazione degli atti dello stato civile), dovra' fare
uso della tessera per tutta la durata della sua vita.
L'articolo 25 e' generico e non pr
evede misure effettive
per combattere la discriminazione basata sull'identita' di
genere.
Se cosi per gioco volessimo creare una scala dei "pesi lesbici", mi verrebbe quasi istintivo mettere ai due estremi (e data la mia passione per la musica non potrei che scegliere due cantanti) Katie Sketch (ex The Organ) e Beth Ditto (The Gossip).
Beh io da qualche tempo mi trovo dalla "parte" di Beth.. c'è voluto un pò di tempo ma credo che ormai mi sia quasi abituata ai miei +26 kg, o giu' di li. Abituata si, ma tornero' a metà della scala...per ora mi godo la mia ciccia in piu'...
BE PROUD TO BE FAT!
A proposito, ecco il sito di alcune sorelle inglesi che del peso ne fanno un fatto di identita'! --> http://www.fatso.com/
fat so, for people who don't apologize for their size
Dal loro manifesto:
FAT!SO? calls for revolution. The revolution starts with a simple question: You're fat! So what?
È un festival autogestito da e per ladies (femministe, etero, lesbiche, transgender, ecc.).È femminista perché vuole dare visibilità alla loro cultura (in senso esteso) e sviluppare/incoraggiare la loro autonomia.
E' DIY:
do it yourself, cioè gestito fuori dalle meccaniche commerciali, da
sol@ o collettivamente, senza rapporti di gerarchia nell'organizzazione
e cercando di eliminare la separazione tra chi è attiv@ nella cultura e
chi la consuma.
È un concetto aperto: tutti i ladyfest (in varie
città dell'Europa e degli USA) sono gestiti in modo diverso secondo la
volontà delle persone che lo organizzano. A Torino, abbiamo deciso di
rimanere indipendenti, non chiedendo sponsor o sovvenzioni pubbliche,
ma organizzando cene o serate benefit, giusto per pagare le spese di
viaggio delle partecipanti da fuori Torino. Abbiamo invitato ladies di
vari posti d'Italia ed Europa che hanno in comune di condividere un
approccio femminista, queer e DIY in quello che verranno a proporre al
ladyfest.
È un momento di scambio di saperi e
di tecniche: ci saranno banchetti con info, brochure, fanzine e anche
workshop (canto, video, cucina vegan, danza, etc.) in cui si potrà
imparare a fare delle cose insieme.
È una festa!
Vogliamo divertirci, allora venite anche voi ai concerti (electro,
punk, hardcore, jazz, garage,ecc.), alle proiezioni di film
(documentari e fiction a tematiche femministe e queer), allo spettacolo
di danza, alle serate danzanti!
FIGHT TOGETHER #1
zine queer/femminista
In questo numero:
- LadyFest Torino
- Intervista a Maria Pia Cinque
- queerX comics
- Mini guida di autodifesa
- La teoria Queer
- Intervista ai Kings of Rome
Per ricevere la zine scrivete a assikutafimmini (at) anche.no