Il cortometraggio fantascientifico di Catherine Crouch "The Gendercator" è  stato quest'anno al centro delle polemiche di Frameline, il festival di  cinema lesbico e gay di San Francisco. Il film è stato respinto dal 
festival con l'accusa di "transfobia", e la regista ha sostenuto il 26 ottobre scorso un incontro all'auditorium del LGBT Community Center, cui  hanno partecipato oltre 150 persone, per confrontarsi con questa accusa.  "Il film è una fiction e sono felice di esserne responsabile", ha detto Crouch. La trama, sviluppata in 20 minuti, è un incubo di una lesbica  butch degli anni Settanta che si addormenta svegliandosi in un futuro in cui i conservatori religiosi hanno messo fuori legge l'omosessualità e costringono le donne che hanno una visibilità non "femminile" alla transizione chirurgica di genere per diventare maschi. "La mia paura è quella della binarietà del genere sessuale e della destra religiosa che prevalgono sulle culture in tutto il mondo. Loro vorrebbero sterminarci e io mi sono chiesta come l'avrebbero fatto. Lo stanno già facendo, in alcuni paesi" - ha spiegato Crouch, riferendosi ai gay iraniani che si sottopongono alla chirurgia per diventare donne, allo scopo di sfuggire all'assassinio in quanto omosessuali. Ha aggiunto di aver fatto il film per elaborare i propri problemi nel vedere ragazze che rifiutano il termine 'lesbica' e preferiscono vivere come trans-uomini. "Ho girato il film perché ho visto che parecchie donne lesbiche - davvero tante nella comunità lesbica - non si identificano come donna o non vogliono più essere percepite come donne. Mi sono chiesta perché questo sta avvenendo cosi' rapidamente. Nel passato c'erano transessuali in tutta la comunità, ma ora non si vedono tante transizioni da maschio a femmina". Crouch ha affermato che questa inversione di tendenza per lei è disturbante, in quanto le sembra che le donne che diventano FtM non lo facciano veramente sulla base dei propri desideri, ma per rispondere alle pressioni sociali. "Mi preoccupa il fatto che questo possa venire dall'esterno. E' difficile essere una donna e una lesbica. Sono anche molto preoccupata per il fatto che le donne eterosessuali usano la chirurgia correttiva, anche se questo non c'è nel film". Durante il dibattito il transgender Jameson Green, autore del libro "Becoming a Visible Man", ha concordato sul fatto che la misoginia è un serio problema culturale, ma ha anche detto che gli FtM hanno il diritto di decidere di sottoporsi alle procedure chirurgiche, se lo desiderano. "Si tratta più di autonomia personale e di soddisfazione, essenzialmente. Noi come uomini trans abbiamo la responsabilità di creare una nuova mascolinità che sia rispettosa della femminilità". Green ha sostenuto che le paure della regista sono infondate, e che non c'è niente da temere dalle variazioni di genere.

La decisione - senza precedenti - di cancellare il film dal festival ha fatto arrabbiare molte lesbiche per quello che hanno considerato una censura, e a grande richiesta è stata organizzata una proiezione al LGBT Community Center, seguita da questo dibattito, al quale hanno preso parte sia chi difende Couch che chi l'accusa. La regista Mary Guzman ha detto di essersi "spaventata" quando il film è stato espulso dal festival. Al contrario, la storica transgender Susan Stryker ha detto di essere favorevole all'espulsione del film dal festival Frameline perché lo trova transfobico, e che, se lo avessero proiettato, gli organizzatori avrebbero dovuto farlo in un contesto nel quale le persone transgender avessero potuto reagire e rispondere. La programmatrice di Frameline Jennifer Morris ha precisato che il festival non aveva avuto il tempo di organizzare un dibattito, ma che quando il Centro LGBT ha chiesto loro di partecipare alla discussione, tutti sono stati d'accordo nel sostenere l'evento. Jameson Green si è dichiarato in sintonia con la decisione di Frameline, affermando che il film esprime le paure che molte persone hanno rispetto alla comunità transgender, paure che si riflettono nell'attuale polemica sull'inclusione dell'identità di genere nella legge federale anti-discriminazione. "Gli artisti hanno il diritto di dire ciò che vogliono dire e di provocare dialogo" - ha detto - "Tuttavia le gente potrebbe misinterpretare i segmenti di futuro del film e credere che le persone transgender siano pericolose". Stryker ha ripreso quest'ultima osservazione: "Il film trasmette il messaggio che i transgender non facciano parte della comunità lgb, come è accaduto con questa legge, l'ENDA. Rispetto agli ultimi due anni, nei quali le persone transgender hanno ottenuto diritti, ora assistiamo ad un ritorno indietro". Elijah, un queer trans di San Francisco che non ha voluto dire il suo cognome, ha detto di essere venuto al dibattito per vedere il film in sé e per potersi confrontare direttamente con Crouch. Ha detto di aver trovato il film "una rappresentazione davvero transfobica", basata su "un punto di vista del genere sessuale da seconda ondata femminista". Ha aggiunto: "E' veramente raro che qualcosa di controverso, specialmente nella comunità queer, venga discusso pubblicamente nella comunità stessa e con la persona che ha cominciato la controversia". Anche la regista Jenni Olson, che ha presentato la proiezione e poi il dibattito, ha ringraziato Couch per essere venuta a San Francisco per discutere del suo film, ma l'ha duramente criticata per la sua affermazione che la transizione da femmina a maschio sia una reazione alle pressioni sociali e un modo di conformarsi agli stereotipi basati sul genere sessuale: "E' veramente insultante affermare che scegliere una identità trans sia una reazione sbagliata a quella pressione". Crouch ha risposto che non ha rimpianti rispetto alla realizzazione del film e che le critiche non la tratterranno dal realizzarne altri, persino più controversi, sull'argomento del genere 
sessuale.

La proiezione del film, prima del dibattito, era stata funestata da inconvenienti tecnici. Prima la versione dvd del film ha perso il sonoro, mentre tra il pubblico qualcuna urlava che "di nuovo c'è la censura". Dopo 
aver pulito il disco e averlo reinserito, durante le parti più controverse il sonoro è ancora scomparso. Alla fine del film la regista, scandalizzata, è venuta sul palcoscenico per chiedere che fosse riproiettato in un modo comprensibile. "Quello che è accaduto è veramente incredibile", ha detto. Un proseguimento della discussione è stato annunciato per l'11 novembre, alla Biblioteca Pubblica di San Francisco.


Su Catherine Crouch, vedi anche il suo sito:

http://catherinecrouch.com/

e, su "The Gendercator": http://catherinecrouch.com/mainwebsite_html/filmsDetail.php?pageID=gendercator