Tutti vorremmo essere liberi, ho almeno piu' liberi di quanto sospettiamo di essere.
in effetti nessuno lo è, o quasi. forse solo gli animali lo sono.
gli animali sono solo istinto. non hanno limiti, come li abbiamo noi umani: cultura, religione, società, conoscenza, coscienza.
e noi che facciamo?
limitiamo la loro libertà, li costringiamo a stare nelle nostre case e cerchiamo di farli obbedire ai nostri desideri/voleri. tentiamo a tutti costi di umanizzarli. di limitarli. di controllarli. non escludiamo nessuno: cani, gatti, cavalli, tigri, rane, scimmie, topi ...
per l'uomo è importante il controllo sopratutto quando si parla dei suoi simili.
perchè la "troppa libertà" fa paura.
chi sfugge alle regole (stato/religione/etica/morale/patriarcato) va punito con il CONTROLLO.
E giu' contro anarchici, gay, lesbiche, trans* (gender), donne troppo "libere" (in pensiero e azione), e tutti quelli che non sono succubi del PENSIERO UNICO.
E allora tutti in arresto, chiusura dei centri sociali (vedi gli sgombri recenti in italia e in olanda), lezioni esemplari (g8 - 2001), chiusura dei locali scomodi (vedi il Degrado a Roma)... e via cosi...
E allora:
+ ANIMALI
- UMANI
2001 - 2007: GENOVA BRUCIA ANCORA
Tuba è un luogo dedicato all'immaginario delle donne:
alle loro parole e ai loro desideri, ai loro corpi gioiosi, alla loro
forza politica.
Tuba è molte cose in una: libreria delle donne,
bazar erotico, spazio espositivo. Prende forma in relazione alle donne
che la attraversano – e nel farsi luogo di incontro vuole dare
visibilità alle produzioni di donne che contrastano le abitudini, le
discriminazioni, l'oggettivazione, lo sfruttamento.
Abbiamo
costruito Tuba su un'idea di erotismo quale piacere profondo di ciò che
si è e si fa, come forza rivendicativa in ogni nostro agire. Un
erotismo liberato dalle mura della camera da letto, dalla coppia, dalla
claustrofobia del buio e inteso piuttosto come esplorazione del sé,
come godimento condiviso e diffuso nel nostro vivere quotidiano.
Tuba inaugura
domenica 18 novembre con la mostra "corpi esclamati!" del gruppo di fotografe Gerdaphoto.
www.cybertuba.org
info@cybertuba.org

Il cortometraggio fantascientifico di Catherine Crouch
"The Gendercator" è stato quest'anno al centro delle polemiche di
Frameline, il festival di cinema lesbico e gay di San Francisco. Il
film è stato respinto dal
festival con l'accusa di "transfobia", e la regista ha sostenuto il
26 ottobre scorso un incontro all'auditorium del LGBT Community Center,
cui hanno partecipato oltre 150 persone, per confrontarsi con questa
accusa. "Il film è una fiction e sono felice di esserne responsabile",
ha detto Crouch. La trama, sviluppata in 20 minuti, è un incubo di una
lesbica butch degli anni Settanta che si addormenta svegliandosi in un
futuro in cui i conservatori religiosi hanno messo fuori legge
l'omosessualità e costringono le donne che hanno una visibilità non
"femminile" alla transizione chirurgica di genere per diventare maschi.
"La mia paura è quella della binarietà del genere sessuale e della
destra religiosa che prevalgono sulle culture in tutto il mondo. Loro
vorrebbero sterminarci e io mi sono chiesta come l'avrebbero fatto. Lo
stanno già facendo, in alcuni paesi" - ha spiegato Crouch, riferendosi
ai gay iraniani che si sottopongono alla chirurgia per diventare donne,
allo scopo di sfuggire all'assassinio in quanto omosessuali. Ha
aggiunto di aver fatto il film per elaborare i propri problemi nel
vedere ragazze che rifiutano il termine 'lesbica' e preferiscono vivere
come trans-uomini. "Ho girato il film perché ho visto che parecchie
donne lesbiche - davvero tante nella comunità lesbica - non si
identificano come donna o non vogliono più essere percepite come donne.
Mi sono chiesta perché questo sta avvenendo cosi' rapidamente. Nel
passato c'erano transessuali in tutta la comunità, ma ora non si vedono
tante transizioni da maschio a femmina". Crouch ha affermato che questa
inversione di tendenza per lei è disturbante, in quanto le sembra che
le donne che diventano FtM non lo facciano veramente sulla base dei
propri desideri, ma per rispondere alle pressioni sociali. "Mi
preoccupa il fatto che questo possa venire dall'esterno. E' difficile
essere una donna e una lesbica. Sono anche molto preoccupata per il
fatto che le donne eterosessuali usano la chirurgia correttiva, anche
se questo non c'è nel film". Durante il dibattito il transgender
Jameson Green, autore del libro "Becoming a Visible Man", ha concordato
sul fatto che la misoginia è un serio problema culturale, ma ha anche
detto che gli FtM hanno il diritto di decidere di sottoporsi alle
procedure chirurgiche, se lo desiderano. "Si tratta più di autonomia
personale e di soddisfazione, essenzialmente. Noi come uomini trans
abbiamo la responsabilità di creare una nuova mascolinità che sia
rispettosa della femminilità". Green ha sostenuto che le paure della
regista sono infondate, e che non c'è niente da temere dalle variazioni
di genere.
La decisione - senza precedenti - di cancellare il film dal festival ha
fatto arrabbiare molte lesbiche per quello che hanno considerato
una censura, e a grande richiesta è stata organizzata una proiezione al
LGBT Community Center, seguita da questo dibattito, al quale hanno
preso parte sia chi difende Couch che chi l'accusa. La regista Mary
Guzman ha detto di essersi "spaventata" quando il film è stato espulso
dal festival. Al contrario, la storica transgender Susan Stryker ha
detto di essere favorevole all'espulsione del film dal festival
Frameline perché lo trova transfobico, e che, se lo avessero
proiettato, gli organizzatori avrebbero dovuto farlo in un contesto nel
quale le persone transgender avessero potuto reagire e rispondere. La
programmatrice di Frameline Jennifer Morris ha precisato che il
festival non aveva avuto il tempo di organizzare un dibattito, ma che
quando il Centro LGBT ha chiesto loro di partecipare alla discussione,
tutti sono stati d'accordo nel sostenere l'evento. Jameson Green si è
dichiarato in sintonia con la decisione di Frameline, affermando che il
film esprime le paure che molte persone hanno rispetto alla comunità
transgender, paure che si riflettono nell'attuale polemica
sull'inclusione dell'identità di genere nella legge federale
anti-discriminazione. "Gli artisti hanno il diritto di dire ciò
che vogliono dire e di provocare dialogo" - ha detto - "Tuttavia le
gente potrebbe misinterpretare i segmenti di futuro del film e credere
che le persone transgender siano pericolose". Stryker ha ripreso
quest'ultima osservazione: "Il film trasmette il messaggio che i
transgender non facciano parte della comunità lgb, come è accaduto con
questa legge, l'ENDA. Rispetto agli ultimi due anni, nei quali le
persone transgender hanno ottenuto diritti, ora assistiamo ad un
ritorno indietro". Elijah, un queer trans di San Francisco che non ha
voluto dire il suo cognome, ha detto di essere venuto al dibattito per
vedere il film in sé e per potersi confrontare direttamente con Crouch.
Ha detto di aver trovato il film "una rappresentazione davvero
transfobica", basata su "un punto di vista del genere sessuale da
seconda ondata femminista". Ha aggiunto: "E' veramente raro che
qualcosa di controverso, specialmente nella comunità queer, venga
discusso pubblicamente nella comunità stessa e con la persona che ha
cominciato la controversia". Anche la regista Jenni Olson, che ha
presentato la proiezione e poi il dibattito, ha ringraziato Couch
per essere venuta a San Francisco per discutere del suo film, ma l'ha
duramente criticata per la sua affermazione che la transizione da
femmina a maschio sia una reazione alle pressioni sociali e un modo di
conformarsi agli stereotipi basati sul genere sessuale: "E' veramente
insultante affermare che scegliere una identità trans sia una reazione
sbagliata a quella pressione". Crouch ha risposto che non ha rimpianti
rispetto alla realizzazione del film e che le critiche non la
tratterranno dal realizzarne altri, persino più controversi,
sull'argomento del genere
sessuale.
La proiezione del film, prima del dibattito, era stata funestata da
inconvenienti tecnici. Prima la versione dvd del film ha perso il
sonoro, mentre tra il pubblico qualcuna urlava che "di nuovo c'è la
censura". Dopo
aver pulito il disco e averlo reinserito, durante le parti più
controverse il sonoro è ancora scomparso. Alla fine del film la
regista, scandalizzata, è venuta sul palcoscenico per chiedere che
fosse riproiettato in un modo comprensibile. "Quello che è accaduto è
veramente incredibile", ha detto. Un proseguimento della discussione è
stato annunciato per l'11 novembre, alla Biblioteca Pubblica di San
Francisco.
Su Catherine Crouch, vedi anche il suo sito:
http://catherinecrouch.com/
e, su "The Gendercator": http://catherinecrouch.com/mainwebsite_html/filmsDetail.php?pageID=gendercator